venerdì, 27 giugno 2008

Bruce a milleIeri sera a San Siro purtroppo non c'ero, ma col cuore ero lì, come mi accadde nel 2003, in quel diluvio universale che rese ancor più epico il concerto. A un certo punto ieri è squillato il telefono: era Anto "Zirilli" Cacciotto, dallo stadio. Come sempre, Anto mi fa assaporare qualche emozione via cellulare. Mi ha chiamato 3 volte, era molto disturbato, ma non abbastanza da non farmi distinguere le note appassionate di "Darkness on the edge of Town", "Racing in the street" e della cover beatlesiana "Twist&shout".

Show memorabile, pare. E chi aveva dubbi in merito?
Pare che a un certo punto sia proprio partito un vero jukebox e il Boss ha cominciato a girare a bordo palco, urlando al pubblico: "Richiesta! Richiesta!".
Agli esatti antipodi dall'insopportabile don Ciccio, tanto per intenderci.


...Ma come fai a non amare uno così?
Uno che stabilisce una simile unione fraterna con la gente che lo segue? 

Spiego qui sotto quattro principali caratteristiche che me l'hanno fatto apprezzare e amare.

1. Nella musica, Bruce è un tradizionalista (quindi non un innovatore) ed è chiaro che tutti quelli che sono attenti solo alla ricerca "in avanti" (atta a far crescere la musica in originalità e sperimentazione, cosa tra l'altro encomiabile) più che al recupero e alla rivalorizzazione della cultura passata, possono superficialmente snobbarlo (e perdere una gran bella occasione). Per quanto mi riguarda, apprezzo da pazzi sia gli innovatori che i tradizionalisti, li considero entrambi importanti allo stesso modo, li guardo entrambi con ammirazione sconfinata. Mi dà però un po' fastidio la puzza sotto il naso di molti innovatori (o presunti tali) nei riguardi dei tradizionalisti. Questo sì.
Innanzitutto, un artista che si occupa della tradizione musicale e culturale di un popolo (in questo caso il popolo in questione sono gli USA, ma si potrebbe parlare in generale di qualsiasi popolo), facendola conoscere alle generazioni del presente, oppure chi fa di tutto per riproporre quelle tradizioni musicali "a modo suo", contribuendo a non far morire dei generi in un’epoca specifica in cui invece sembrano destinati all'oblio.... beh, in fondo è uno che va controtendenza, che vuole far cultura, che vuole porre l’attenzione su qualcosa del passato che però è vivo e attuale in tantissimi aspetti.
Bruce ha sempre trovato il modo di salvare un qualche genere musicale della tradizione americana che, in quel preciso momento, era in seria difficoltà (e che magari lui però amava molto) da una pericolosa china d’oblio o di snaturamento o di lento sfinimento. Gli ha dato tonnellate di dignità ed energia. Gli ha ridato vita.
E l’ha sempre voluto fare questo come gesto quasi culturale, oltre che d'amore. Eh sì: dietro ciò che ha sempre portato avanti c’è un grande spirito culturale, ma di quella cultura popolare che viene dalla gente, oltre che dai tanti romanzi che lui legge e dai mille film che ama vedere.
Quando negli anni ‘80, in piena discodance, il rock&roll americano “classico” sembrava morto (come anche Sting ripeteva spesso) lui sfornava epici album di R&R.
Quando tutti si aspettavano da Bruce una riproposizione speculare del rock&roll (alla Springsteen), dopo che l'aveva appunto quasi resuscitato con la respirazione bocca a bocca, lui invece che ti fa? In controtendenza assoluta rispetto allo stesso personaggio che sembrava essere nato, Bruce spiazza tutti, spostando l’attenzione sul folk intimista (anch’esso relegato in un cantuccio e decisamente anticommerciale), pubblicando un album spettrale e affascinante sul disagio esistenziale e sulla difficoltà a campare e a tirare avanti, un album soffuso, malinconico e indimenticabile (chitarra, voce e armonica) come “Nebraska” (1982), registrato in un 4 piste in camera da letto e nel soggiorno.
Dopo un altro tuffo rassicurante (almeno per i media e fan più superficiali) nel solito R&R alla Springsteen, di nuovo però va in controtendenza e si ritaglia un album intimista e molto melodico (tutto incentrato sulla crisi di coppia, operazione da lui mai fatta prima) come “Tunnel of love” (1987), che delude molti critici, ma che per me è il suo più bello in assoluto, proprio perché chicca ed evento unico nella sua produzione.
E lo stesso recupero della tradizione americana più vera, più popolare e d’impegno civile Bruce poi lo effettua con il memorabile tributo a Pete Seeger, il menestrello folk americano della canzone di protesta. Un intero CD registrato tutto nella sua casa di campagna e arrangiato in misura egregia e spettacolare, chiamando (al posto della leggendaria E-Street Band) tutta una serie di musicisti neri, bluesmen, jazzisti, countryfolk men, per far rivivere al meglio atmosfere del passato in modo palpitante e genuino, puro. Fiati, violini, pianoforti swing e blues, ritmo folk incessante: uno spettacolo di energia.

Bruce sorridente primo piano2. Altissimo è poi il valore lirico e letterario della poetica springsteeniana, che io ho cercato e sto cercando di divulgare attraverso i miei 36 adattamenti in italiano, quelli che qua e là tento di portare in giro con “La Banda di Tom Joad”. Forse Bruce, a livello strettamente musicale ha inventato poco, attingendo solo alla tradizione e sviluppandone alcuni aspetti a modo suo, seppur con la vitalità e l’entusiasmo contagioso che lo contraddistinguono.
Ma i suoi testi, in particolare quelli impegnati, sono una pagina importante della letteratura americana, da cui non si può prescindere se si vuol conoscere meglio l’anima profonda e vera di questa nazione controversa e contraddittoria. Ormai lo sanno tutti: sono nati infiniti libri sulle tematiche sociali-individuali e sulle inconsapevoli analisi antropologiche da lui affrontate in molte canzoni e in tantissimi album, ma anche sulla delicata poesia spesso presente nelle sue liriche. L’America cantata da Bruce, da sempre, è un’America sì romantica e sognante, in cui però l’illusione (sempre presente) del sogno americano e della “terra promessa” s’infrange di continuo e ogni giorno con la difficoltà del vivere, spesso divenendo atroce disillusione e voglia di fuga, di catarsi, di riscatto.
Bruce è uno straordinario narratore di storie, che partono dall’intimo del personaggio descritto, dalle sue emozioni più profonde e segrete (esempio classico più celebre: “Streets of Philadelphia”), spesso descritte in prima persona e poi associate a fatti di vita quotidiana, al lavoro da cercare, alla sopravvivenza, alla macchina usata da pagare a rate, alla vita da single di un operaio appena abbandonato dalla compagna, al disagio dei barboni e dei discriminati, degli esclusi, a storie losche di ladri e contrabbandieri al confine col Messico, ad afflati di speranza mai sopita pur nel grigiore più squallido di un'esistenza anonima, a dolcezze senza fine, ad amori profondi ma lontani, che dopo un’intera notte passata a guidare si possono finalmente riabbracciare.
Bruce ha descritto personaggi pressoché per ogni Stato americano, riuscendo a costruire ogni volta un’ambientazione non solo umana ma anche storico-geografica (fiumi, laghi, montagne, eventi specifici accaduti) che dimostra una spettacolare conoscenza del suo Paese, talmente approfondita da farne a tutti gli effetti un intellettuale, seppur venuto dal popolo. E’ come se in Italia ci fosse stato un cantautore che avesse via via creato storie e personaggi per ognuna della 20 regioni italiane, citando di continuo eventi storici accaduti nei vari luoghi e avesse parlato una volta di un tal falegname Guido del Molise, un’altra di un tal carpentiere Paolo della Valle D’Aosta, un’altra del tal guardia giurata Carlo del Friuli e via andando. Con la differenza che l’America è molto più grande dell’Italia. E Bruce l’ha cantata tutta lo stesso, con gli occhi di chi viveva in quel determinato paesino del Texas o della Florida e doveva barcamenarsi per sopravvivere.

Bruce salta3. Un’altra caratteristica che di Bruce rimarrà nella storia musicale è la sua straordinaria carica adrenalinica nei live, in cui si consuma un vero rito religioso di catarsi collettiva che ha pochi eguali nella storia del rock, anche perché si tratta di una purificazione decisamente “sana e positiva” in ogni suo passaggio e messaggio (è una delle poche rockstar a non aver mai fatto uso di droghe).
Una festa collettiva in cui ci si sente vivi e si rinasce. Capriole, spruzzi come una balena, giravolte, salti, scivolate sulle ginocchia, sketch teatrali esilaranti con Little Steven e Big Man. Una volta l’ho persino visto capovolgersi a testa in giù sull’asta di un microfono. Questo grandioso spettacolo è basato sull’ironia e sul grande feeling coi fan, che sono degli amici innanzitutto: dunque si abbatte ogni barriera tra la star e i “seguaci”.
Risulta davvero complicato capire come questo incredibile showman (tra i più grandi che si siano mai visti, anche perché non utilizza, al contrario di tantissime altre star, nessun artifizio scenico se non sé stesso e la sua forza vitale straripante) riesca a essere sia carismatico ai massimi gradi, sia allo stesso tempo molto vicino, raggiungibile e terreno per ogni suo ammiratore.

4. Da quest’ultima osservazione scaturisce la quarta fondamentale caratteristica che mi fa amare Bruce alla follia, e che invece per molti fruitori e appassionati di musica è un dettaglio a volte quasi trascurabile nel giudicare un artista: la sua straordinaria umanità.
Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo parlano di una persona simpaticissima e alla mano, aperta e sorridente, che sembra di conoscere da sempre. Quando incontra ogni giorno dei “fan”, non solo si ferma per gli autografi e (se può) resta con loro a chiacchierare, ma si dimostra interessatissimo alle persone che ha di fronte, alla loro storia, le fa sentire importanti, chiede loro addirittura consigli, qualche volta suggerimenti per le scalette, è di un’umiltà impressionante (quell’umiltà “giusta”, che non significa non essere consapevoli di quel che si è e del proprio valore, ma significa essere aperto ad arricchirsi e apprendere da chiunque).
L’amicizia, la famiglia (anche intesa in senso lato), i figli: valori amati, coltivati, resi sacri e cantati da sempre.
Come ho scritto anche su questo blog, una volta nel 1980 (all’uscita da un locale) si fermò a chiacchierare con un barbone, lo ascoltò senza pietismi (cosa forse che, con quell'uomo, nessuno aveva mai fatto davvero) e alla fine di quel rivitalizzante incontro il tipo riprese in mano la sua vita, divenendo nel giro di poco tempo un professionista apprezzato.

Un giorno mi piacerebbe poter chiacchierare con Bruce.
Accadrà di sicuro, certe cose si sentono. Sarà come scambiare pareri con un vecchio amico.
...O magari un giorno lo vedrò suonare per strada, con qualche busker (incredulo di tanta umana semplicità). E si metterà a cantare "The river", come quella volta in Danimarca, 20 anni fa....






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venerdì, 20 giugno 2008

Mussolini-BerlusconiOggi, mentre pensavo alla parolaccia "antiberlusconismo", m'ha preso un attacco di risa spasmodico, quasi parossistico. Non riuscivo a smettere. M'è pure arrivato, a ruota, il solito attacco di singhiozzo.
Il motivo? Niente, m'è solo venuto d'associare un pensiero, un'immagine... all'antiberlusconismo. Un'immagine... del futuro.
Mi son visto di colpo davanti agli occhi un Fini vegliardo, di circa 96 anni, capelli bianchi, portamento sempre elegante, col solito occhietto vispo e furbetto, un po' sarcastico, dietro gli occhiali.
Tra 40 anni ormai anche il concetto di antiberlusconismo (così come oggi quello di antifascismo) ovviamente non sarà più di esclusiva proprietà della Sinistra e non susciterà affatto seccati sbuffi da parte di chicchessia, ma sarà entrato a pieno diritto nella spina dorsale civile e morale di un intero Paese, che ripudia ogni forma di dittatura (anche la più morbida o velata). E dunque l'immagine che mi si è parata di fronte oggi è stata quella di un Fini 96enne, intervistato dalla RAI, che disquisisce a lungo sulla giustezza e santità assoluta dell'antiberlusconismo, indicandolo come valore nazionale e storico, riconoscendosi qualche piccolo errore di valutazione del passato e auspicando un'apertura al futuro, a nuovi orizzonti democratici, in cui mai più si possa verificare un'anomalia del genere, che aveva permesso piano piano, a un singolo cittadino italiano, di arrivare ad accentrare su di sé simili quantità di poteri, fino a tappare la bocca (come era accaduto nel 2008) alle uniche variabili impazzite e libere che ancora lo infastidivano: i giornalisti (o quel manipolo di pochi don Chisciotte ancora non compràti) e i magistrati.

Dicono che il Presidente della Camera sia incoerente e soprattutto rappresenti l'emblema del trasformismo. Io dissento fortemente. Lui è coerentissimo con la sua linea d'ambiziosa ricerca del potere, è coerente persino con la stessa figura del suo primo duce Benito, che magari tutto sarebbe oggi (se fosse vivo) tranne che fascista, vista l'intelligenza e scaltrezza politica con cui passava dal pacifismo all'interventismo, dal socialismo alla dittatura, dalla condanna di Hitler all'alleanza col Fuhrer, dall'ateismo ai Patti Lateranensi, a seconda di ciò che il suo fiuto gli suggeriva.

Comunque l'immagine di questo Fini 96 enne che si prende ancora una volta gioco (da par suo) dell'imbecillità degli italiani oggi m'ha davvero sconquassato di risate. Ma tanto si sa: si ride per non piangere.


PS: Per vostra curiosità spicciola, ecco l'ELENCO dei cosiddetti reati MINORI, ovvero quelli che prevedono fino a 10 anni di reclusione, il cui iter processuale il Dux Silvius Magnus vuole imbalsamare per vari mesi.
"Certezza della pena, certezza della pena!", pontificavano.
E qualche stupido elettore c'è pure cascato. Mi chiedo come nel 2008 ci sia ancora qualcuno che non abbia capito quali sono i Fini di Berluskaz.

- aborto clandestino
- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione (beh, bastava questa al Dux Silvio)
- corruzione giudiziaria 
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina  (ah ah)
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata

Su precisa specifica dell'anonimo (nei commenti), aggiungo cosa dicono gli emendamenti:
"Tutti questi processi vengono sospesi per un anno, salvo non sia l'imputato a chiedere al presidente del tribunale che il suo processo non venga sospeso. Inoltre, sarà possibile, per i processi sospesi, chiedere il patteggiamento entro tre giorni dalla notifica del provvedimento di sospensione.
La sospensione del processo non inciderà sulla prescrizione, che verrà maggiorata dell'anno 'perso'.
Infine, se la parte civile risulterà danneggiata, potrà procedere in sede civile". 


Ma che belli, questi emendamenti. Non si faceva prima, invece di ideare degli emendamenti piccoli e circostanziati (che tra l'altro tamponano poco), scriverli in questo modo: "Si interrompono tutti i processi nei confronti di Berlusconi Silvio". Sarebbe stato più facile, secondo me.
Si cerca di tamponare il disastro e l'atto autoritario e dispotico cercando bene o male di far proseguire la macchina giudiziaria per tutti gli altri criminali, tranne naturalmente che per il Duce di Arcore, cittadino "più uguale degli altri, davanti alla Giustizia", un'autodefinizione che basta da sola a capire di che razza di uomo stiamo parlando. Come dire: Silviuccio, Ghedini e Pecorella decidono d'inventarsi una legge ad personam vergognosa (giusto quello che serve, tagliata su misura), che però per salvare un solo delinquente, ne rischia di salvare altre migliaia? No problem: facciamo subito degli emendamenti che tamponino in qualche modo quest'ennesima porcata, ma sempre in modo tale da non sfiorare neanche alla lontana l'ipotesi che Berluska venga coinvolto.
Ci aspettiamo che sia l'imputato Presidente del Consiglio a chiedere che il suo processo per corruzione non venga sospeso. Beh sì: se gli emendamenti li scriviamo, diamo anche il buon esempio, please. O devono rimetterci sempre i criminali che, sfigati loro, non sono Presidenti del Consiglio?

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venerdì, 13 giugno 2008

LuigiNico,Bac e Luis(15-6-08)Eh eh, sarà un gran bella rimpatriata di amici, questo weekend romano!
Arriveranno qui in casa il mitico Bac (che, ricordiamolo per chi si fosse sintonizzato tardi, ha una stanza regolarmente pagata qui a casa mia!) con l'altrettanto straordinaria Francesca. E assieme a loro, nella stessa auto, giungeranno nella Capitale Luigi Nico (negli ultimi tempi desaparecido per comprensibili e pressanti impegni lavorativi) e la cara Cinzia Santo. Quanta bella gente, eh eh. Poi se esce fuori qualcosa di carino, lo raccontiamo in un post comune scritto e firmato tutti assieme!! Che ne pensate? Quello che so è che Bac è reduce da un clamoroso successo della prima (proiettata a Nardò, nel multisala!) del suo primo film da regista!! E' una divertentissima versione dei "Promessi Sposi", tutta recitata da bambini! Credo che mi porterà il DVD per vederlo, moh me lo pizzico un po', sì sì...

L'INTERVISTA a MiniRADIOWEB (8 giugno 2008):
Domenica scorsa mi hanno fatto una video intervista molto carina, in una terrazza spettacolare proprio dirimpetto alle verdi colline dello stadio Olimpico. A metà maggio mi aveva infatti contattato (su myspace) David Del Bufalo, una persona a dir poco eccezionale che lavora come grafico per il TG2 (cura le sigle), e che era rimasto piacevolmente impressionato (bontà sua) dai miei brani. In particolare, forse per il fatto di lavorare alla RAI, s'era molto divertito a sentire "RAI libera". David si è anche occupato in passato di radio e ha ideato programmi radiofonici. Ultimamente ha avuto l'encomiabile idea di creare questa piccola realtà su internet, "MiniRADIOWEB" (
http://www.myspace.com/miniradioweb) , nel cui programma "Passaggi Radio" effettua (lui o i suoi collaboratori) varie Video interviste a un sacco di cantautori emergenti, chi più e chi meno conosciuto.
E tutto questo per pura passione.
Se andate sul sito sopra linkabile, di interviste ne trovate tante: cliccate sotto la foto della radiolina, dove dice "video".

Luis riflette lungaL'intervista l'abbiamo fatta di mattina sul terrazzo di David, davvero bellissimo. E devo ringraziare l'autostoppista Roberto Deìdda, molto alla mano, simpatico e rilassato, autore dell'intervista (David era invece dietro la videocamera). E' stato molto divertente quando, al momento di cantare RAI libera (è nel terzo video della sequenza), David ha voluto portarmi sul balconcino sul retro di casa sua, sul cui sfondo svettavano le antenne della RAI, a poche centinaia di metri. Beh, sarebbe stato ancora meglio fare la canzone proprio al fianco del cavallo di Viale Mazzini, ma non c'era molto tempo.

Stavolta ho per fortuna del tutto depurato il mio pur tortuoso eloquio da quell'insopportabile intercalare ("eccetera") con cui avevo bombardato a sangue il povero Mauro Longo nell'ultima video intervista, quella a MyBoxTv. Ma il vostro Luis ha solo sostituito l'intercalare con un tic. Ma porca miseria, quest'inconscio benedetto una ne pensa e cento ne fa, e mi frega sempre! Stavolta il tic è stato il toccarmi di continuo la base del naso, per vincere forse un imbarazzo, boh vai a sapere. Ora il Mariano-quiz è: quale sarà la reazione inconscia del Mariano alla prossima video-intervista??
Il Mariano-quiz è aperto. Dite la vostra.
















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martedì, 10 giugno 2008

Siamo alle solite, si comincia con le leggi vergogna, spacciandole per santissime, sacrosantissime, doverosissime.
Volevo dire la mia, ma non serve. Basta ascoltarsi questa spettacolare lezione di giornalismo qua sotto, che dura 20'.
Da applausi, come sempre.







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sabato, 07 giugno 2008

E che ci volete fa’?? Questo è un chiaro esempio di post cumulativo!! Bac ogni tanto li usa, ora lo faccio anch’io. Beh, c’era un po’ di roba arretrata, dovevo smaltire tutto in una botta sola, sennò ci avevo i sensi di colpa. Vediamo se riesco a non dilungarmi troppo. Ci provo, eh?

 

STIMA DELLA “FONDAZIONE GABER” (11 maggio 2008):

M’ero del tutto scordato di dirvi che quest’anno, per la prima volta e con mia somma emozione, ho inviato anch’io del materiale (un video di 20’) per partecipare alle selezioni del prestigiosissimo Festival Teatro Canzone di Viareggio, quello ufficiale che si svolge ogni anno a fine luglio. Assieme a Donnigio e ai suoi amici Nicola ed Andrea (quelli che hanno vinto ultimamente un premio ad Ascoli per un corto) abbiamo ricreato alla ben e meglio un’atmosfera adatta ed ho cantato quattro brani, preceduti da qualche monologo scarabocchiato la notte prima su dei fogli. Pensare di spuntarla tra 200 domande pervenute sarebbe stato presuntuoso: del resto solo 4 artisti accedono ogni anno alla serata finale di luglio. Ricordo con gioia le finali del 2005 (ospiti d’onore Renato Zero, Articolo 31, Paola Cortellesi) perché raggiunsi Viareggio in auto (con Luigi Nico) per supportare Simone Cristicchi, che era tra i 4 finalisti.

Per farla breve: non sono quest’anno tra i 4 finalisti. E ci riproverò l’anno prossimo. Però ho avuto una piccola grande soddisfazione: l’11 maggio mi ha chiamato Sara Serafini, della Fondazione Gaber, per complimentarsi a nome di Dalia Gaber, di Sandro Luporini e di Paolo Dal Bon. A detta di Sara, la Fondazione pare richiami gli artisti più meritevoli, quelli che hanno più impressionato la commissione, nonostante l’esclusione. E pare cerchi d’instaurare con loro un rapporto di stima nel tempo, seguendone i passi e il cammino artistico. In effetti, pensare d’aver colpito Luporini e Dalia mi suscita vibrazioni indescrivibili e mi stimola a migliorare.

 


ANDREA EPIFANI vince il concorso “Racconti” di Montebelluna - TREVISO 
(1-2 giugno):
L’esperienza vissuta a Montebelluna i primi di giugno è stata una delle più intense, forse la migliore fin qui vissuta nei concorsi cui ho partecipato. E questo nonostante io non abbia vinto un bel niente. Del resto non è solo la vittoria che trasmette e insegna e arricchisce. C’è a volte anche dell’altro: il calore e l’entusiasmo della gente, l’affetto dei colleghi cantautori, la stima profonda della commissione. Quando queste componenti ci sono e soprattutto appaiono sincere, allora ti accorgi che tutto il resto diventa quasi secondario: hai già vinto. Ed è per questo che ricorderò con grande gioia questo viaggio nel Trevigiano e le chiacchiere a cena con tutti. Non foss’altro, poi, per aver visto coi miei occhi, felice per lui, la fantastica vittoria di un galatonese doc come Andrea Epifani, amico talentuoso e umile, dalla tecnica chitarristica eccelsa, grandi testi che vengono “da lontano” (come il titolo di una delle due canzoni vincitrici), armonie sopraffine e atmosfere di classe, direi ondeggianti, spesso malinconiche e molto musicali.

Luis con Andrea Epifani (2 giugno 2008, dopo la vittoria!)

Da parte mia ho portato al concorso "Il negazionista" e "Questo tempo che ho", come ho detto mi ha fatto piacere l'apprezzamento di tutti (ascoltatori, colleghi e giurati), anche se ho sempre pensato di non avere canzoni propriamente "da concorso".
Qui sotto eseguo "Questo tempo che ho", acustica.



FOOLLYK, SERATA DI CHIUSURA STAGIONALE  (5 giugno 2008
):

Una serata strana! Sono arrivato tardi, verso le 23, ma sembravano le 19:30: c’erano quattro gatti. Ho visto a un angolo un assonnato Donnigio che leggeva un libro a un tavolino, col suo basso poggiato al muro. Mi ha poi fatto immenso piacere ritrovare quella che io ormai chiamo “la solita combriccola”, costituita dall’ormai mio drummer Dario Esposito, dalla sua compagna (e mia amica) cantautrice jazz Federica Baioni (che classe di donna!), dai suoi mitici musicisti Giuliano Valori (un pianista identico a Enrico Mentana, ma più giovane e più pienotto), da Fabio Tempesta (un eclettico chitarrista a cui ho portato un CD con le mie canzoni per proporgli una collaborazione) e dal cantautore Lorenzo Lambiase.
Alla combriccola mancava all’appello Daniele Sarno, rimasto a Grosseto.

La serata è parsa subito un po’ surreale, perché c’era pochissima gente, come negli ultimi giorni di scuola. Tant’è che a una certa Giuliano e Fabio si sono dileguati e per fortuna Federica ha trovato un altro chitarrista che l’accompagnasse nel canto. Così verso l’una di notte, davanti a una sconfinata platea costituita da 4 persone (tra cui la stessa Federica e Alberto del Foollyk), il vostro coraggioso Luis è salito sul palco accompagnato dall’instancabile Donnigio e dall’elegantissimo Dario per suonare alla folla sterminata “Solo su un’isola deserta” (beh, ci stava proprio tutta!) e poi “Il singhiozzo”.
Esecuzioni a dir poco perfette, come non mai. Lo stadio era una bolgia.


A RADIO LUISS col Dottor Fra (6 giugno 2008, h20):

Col dottor Fra e Joe Piastrella ci si diverte sempre. Mi hanno invitato in studio a Radio Luiss, la radio dell’Università, ma anche… la mia radio (e che diamine!), nel loro programma “Aula-M”. C’era il vino, c’era la chitarra, c’era allegria e dunque sono uscite fuori varie domande simpatiche qua e là, ma anche tre brani (“Il singhiozzo” e “RAI libera!” dal vivo in radio, mentre “Cos’avrebbe detto Giorgio?” ripresa dal CD) e molte battute.
Qui sotto un momento in radio, mentre canto "Il singhiozzo".


Luis a RADIO LUISS (6-6-08)

PS: Con questi due matti del dottor Fra e di Joe Piastrella a novembre avevo anche girato la 10ma puntata di un film sconclusionato. Memorabile la mia interpretazione (doppiata però sopra dalla voce narrante), intorno al minuto 2'31'' del filmato qui sotto (ma c'è un mio intervento anche prima, verso 1'50'').




 

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categoria:tempo di musica, tempo di diario
martedì, 27 maggio 2008

Parteciperò domenica sera, dopo essere stato selezionato, a un bellissimo concorso di musica d’autore in provincia di Treviso (Montebelluna). Sarà l’ennesima affascinante esperienza, al di là di come andrà a finire; poi al solito vi racconterò.
Ma vi siete mai chiesti: cos’è la canzone d’autore?


La domanda su cosa realmente sia la canzone d’autore io me la pongo da molto molto tempo. Da almeno due decenni. Prima, tra l’altro, pensavo pure di avere le idee più chiare, in merito alla questione. Solita prosopopea dell’adolescenza. Poi ho capito che io non avevo idee più chiare: avevo solo più recinti, più steccati ideologici. E così, in seguito, ho continuato a pormi domande, a cercare definizioni via via più appropriate: in altre parole, a cercare di capire esattamente…. di che cavolo stiamo parlando!
E voi… voi credete che io sia riuscito a dare una risposta definitva, esauriente, esaustiva, completa ai miei dubbi? Macché. Ogni volta che credo d’essere finalmente approdato a uno scoglio sicuro, a un concetto onnicomprensivo… tac, ecco là che mi si presenta davanti un’eccezione, poi tante eccezioni, talmente tante che…. che…. sono costretto ancora una volta a tornare indietro e a rivedere il ragionamento. Uno stillicidio che va avanti da vent’anni. Mi direte: non sarà che i limiti non ci sono? E no: per me dei paletti ci sono. Sono convinto che ci troviamo di fronte a un genere sì molto ampio e variegato (e questo l’ho capito col tempo), ma che degli argini e dei confini ce li ha eccome.

 

Buttiamo qua e là qualche ragionamento, pensando ad alta voce, senza approdare a definizioni, che magari aspetterò da voi.

 

Alcuni affermano, con un pensiero molto semplicistico, che la canzone d’autore sia fondamentalmente la canzone di nicchia, perché se la musica pop arriva alle masse, quella d’autore resta per pochi, perché più per palati fini.

Mi pare piuttosto sconcio, come pensiero, e al massimo può riguardare solo una tendenza. Farne una regola generale diventerebbe comico: ci sono infatti moltissime canzoni di nicchia di qualità scarsissima, direi orrende o anche trash, e viceversa ci sono moltissime canzoni d’autore che sono arrivate nel cuore anche della massa, quasi come canzoni pop, e qualcuno le canta pure sotto la doccia. E’ inutile che vi faccia esempi, ce ne sono tantissime.

Altri sono convinti che dipenda tutto dal testo. Voglio dire… dall’estetica del testo: se è presente un modo di scrivere elegante e raffinato, se non in certi casi persino poetico, evocativo, o ricco di metafore… allora è canzone d‘autore.

Lo credevo anche io. Ma ora non ne sono più tanto sicuro. Sono pieno di dubbi. Nel senso che… conosco un sacco di cantautori (e alcuni persino di persona) che scrivono dei testi esteticamente sublimi, ma che sono pop. Il modo di cantare, la musica che accompagna le parole, gli arrangiamenti: sono pop. Non si scappa.

A tal riguardo ho fatto un esperimento interessante: ho fatto leggere il testo del brano di un cantautore pop dai testi sublimi (che ammiro da pazzi) a un mio amico, grande appassionato di canzone d’autore, di quella più classica. Non gli ho detto chi l’avesse scritto, fingendo di non ricordare bene, ma l’ho presentata come una canzone d’autore. Il mio amico mi ha risposto che quel testo era un autentico capolavoro di poesia e di struttura lirica, e che non vedeva l’ora di sapere chi l’aveva scritta e d’ascoltare la canzone al meglio. Circa un mese dopo gli ho fatto ascoltare la canzone senza dirgli assolutamente nulla che era quella che gli avevo fatto leggere. “Che cagata galattica”, la sua risposta, “lo sai che odio il pop”.

Badate bene: qua il ragionamento va oltre la semplice differenza di gusti che ci può essere tra una musica che non piace e un testo che invece piace. No, qua c’è qualcosa di più inconciliabile. C’è un testo che viene giudicato “canzone d’autore”, persino un capolavoro; e una canzone, quindi con musica a vestire quel testo, giudicata un pop dozzinale. Come la mettiamo?

Un’altra caratteristica che spesso si affibbia alla canzone d’autore (e che riguarda sempre il testo) è quella dell’argomento trattato, di regola un argomento importante, magari tosto, impegnato, addirittura civile o persino politico, di denuncia sociale. Ma anche qui si possono fare esempi analoghi a quelli sopraccitati, che evidenziano l’imprudenza di tracciare una regola definitiva a riguardo. Ci sono infatti un’infinità di brani, di canzone d’autore, che affrontano argomenti non profondissimi o vitali o sociali. Così come ci sono anche tantissime canzoni (e ne ho ascoltate a decine) che pur affrontando nei testi questi delicati argomenti, hanno musiche non tipicamente d’autore, anzi ammiccanti decisamente al pop, a volte dozzinale e a volte di estrema qualità.

 

Stessi discorsi spiazzanti e paradossali potremmo poi farli con le musiche.

Ci sono delle canzoni talmente raffinate e ben strutturate, talmente eleganti, o ricercate nella melodia, nell'armonia o negli arrangiamenti, che ti viene spontaneo definirle “canzone d’autore”. Ti può però capitare, anche qui, di avere sottomano il testo e di storcere inopinatamente la bocca: senza quelle atmosfere soffuse e létto così a secco, il testo a volte appare di una banalità imbarazzante. Tanto da mettere in dubbio la definizione di “canzone d’autore”.

 

Ora lascio la penna (o la tastiera) a voi.
Non ve ne uscite per favore con la solita frase scontata (“le canzoni si dividono in belle e brutte, non in canzoni d’autore e tutto il resto”), perché vorrei che argomentaste in merito, rispetto anche a ciò che ho detto, ma non solo.

 

La mia idea finale è forse che la canzone d‘autore non sia tanto un genere a sé, come per anni ho pensato e sentito dire in giro, ma che ogni genere musicale abbia la sua parte “d’autore”, che io a ‘sto punto associo al concetto di qualità. E così c’è un blues d’autore e un blues dozzinale, un pop d’autore e un pop dozzinale, un rock d’autore e un rock dozzinale, un cantautorato d’autore e un cantautorato dozzinale, e via andando.

 

Sì, ma chi lo stabilisce?? Ahiahiahiahiahi…..

Mi sa che siamo punto e a capo.




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categoria:tempo di musica, tempo di riflessioni
domenica, 18 maggio 2008

Grazie dell'amore vero e profondo, indistruttibile.
C'è, esiste. E tu ne sei la prova. Ti raggiungerò.

"Se solo avessi braccia
e un cuore (il tuo)
potrei rifare il cielo
a modo mio
dipingerlo a colori
e portarti là
dove si abbracciano
le nostre immensità
ora che
voli
..."

Luigi e Manuela (maggio 94)

Luigi e Manuela (agosto 2007)

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categoria:tempo di diario
venerdì, 16 maggio 2008

Luis in concerto al FOOLLYK (15-5-08)Ebbene sì!! Un mezzo trionfo!!! Ma sì, ma sì, esageriamo, come i giornali sportivi!
Eh eh, di sicuro tra qualche anno riderò moltissimo nel giudicare “un trionfo” una serata come quella di ieri sera al Foollyk, che di sicuro non me la sento affatto di definire perfetta a livello tecnico, per via delle solite piccole imprecisioni (qua e là), o per via di piccole sfasature d’intesa con Don e Dario nelle entrate o negli stop (abbiamo fatto solo due prove), e infine per la mancanza di un secondo chitarrista che abbellisca i brani a dovere. Però… però... ho capito, ormai da molto tempo, che ciò che rende magico un proprio concerto, a tal punto da arrivare (arditamente!!) a giudicarlo “un trionfo”, è ben altro: sono le facce del pubblico, degli organizzatori e dei gestori del locale. Le facce di queste tre componenti sono sempre la cartina di tornasole di tutto: e ieri, a fine concerto, erano facce raggianti e ultrasoddisfatte, grondanti complimenti a raffica. Per non parlare della sensazione netta (e ce l’avevo forte, lì sul palco) che Don e Dario, dietro di me, si stessero anche molto divertendo a suonare. Insomma, una serata da incorniciare.
Erano presenti alcuni giornalisti, nonché la bravissima cantautrice Melissa Ciaramella, che suona anche col grande Dario e che mi ha onorato del suo simpatico e sentito apprezzamento.

Graditissime le presenze di molti miei amici cari, tra cui: Elisabetta (il mio amato “gatto atlantico”, a cui ho dedicato “Questo tempo che ho”, da lei trasmessa a febbraio su Isoradio); i meravigliosi Anto e Paola, che si son divertiti molto, specie a “Il singhiozzo” e che hanno aspettato fino alla fine pieni d’affetto per me; l’ineguagliabile maestro Pino; gli splendidi amici di Don, ossia la dolcissima Romina, e poi Nicola, Andrea e Domenico (quest’ultimo andato via forzatamente a due canzoni dalla fine, perché la mattina dopo si lavora e si stava facendo l’una). E poi ancora…. l’incredibile sorpresa: Sebastiano Gulisanooooooooooooo!!! Un regalo inatteso, davvero!! Siamo poi stati a parlare (di vita e di politica) con Seba e con Don in macchina fino alle 3 del mattino, a ingozzarci di pizzette e dolci in una pasticceria open all night! Che spettacolo di serata!!

 

Per quanto riguarda la scaletta, ho cercato di miscelare bene ironia e impegno civile, alternandoli in continuazione e cercando di rendere al meglio le mie tante sfaccettature artistiche, con la chicca di “Questo tempo che ho” (suonata con l’armonica, nel finale del pezzo), l’unica canzone intimista (al momento) scelta, che credo abbia però molto spiccato proprio perché era diversa dalle altre e inserita nel punto giusto al momento giusto. Piccoli trucchetti di scalettaro attento. Non è detto che in futuro, in una scaletta più ampia, io non inserisca molti più brani intimisti (chi mi conosce sa che ne ho scritti decine, e ci tengo anche a quelli), ma attualmente sto dando loro un po’ meno prevalenza, perché m’interessa uno spettacolo più fresco, agile, divertente e al contempo molto riflessivo sul mondo in cui viviamo.


Abbiamo iniziato con l’autoironica “Il giorno no”, che ho arricchito di alcuni stop molto teatrali; poi “Il negazionista”, che Dario alla batteria ha fatto rinascere letteralmente da una noia pericolosa che mi stava prendendo nei confronti del brano; di seguito “RAI libera!”, l’inno di liberazione; “Questo tempo che ho”, dedicata, come detto, al Gatto; il reggae di “Solo su un’isola deserta” dedicato a Lirio Abbate, Roberto Saviano e Marco Travaglio, eroici scrittori/giornalisti che davvero paiono relegati su un’isola, per il loro coraggio di raccontare la verità; il blues-tango de “Il singhiozzo”, che ha molto spiazzato e assai divertito il pubblico del locale e che continua, con mia grande sorpresa, ad essere la canzone più gradita; “Cos’avrebbe detto Giorgio?”, alla fine della quale ho presentato di nuovo Don e Dario; e infineeeeeeeeeeeeee…. “Canzone di rottura”!!!! Uno spasso assoluto farla a Roma (non era ancora mai successo!!!), coi coretti di Donnigio, che urlavano assieme a me: “Avete rotto il caaaaa….. aaaaa….”!!! Ma sì, un bel finale divertente era proprio quello che ci voleva!! Fuori dal locale, il cantante dei NEB continuava a cantare in lontananza "Avete rotto il ca...", ah ah ah.
Dimenticavo di dire che a fine concerto le due presentatrici Alida e Barbara mi hanno consegnato una targa-ricordo molto bella, che io (avendo vinto il Contest) ho persino un po' alzato al cielo, tra gli applausi, per vedere che cavolo si prova (non l'avevo mai fatto in vita mia!! Eh eh). Poi mi hanno fatto una breve intervista, in cui ho parlato delle mie influenze musicali e di come vedo il fare canzoni.

Qui sotto un breve video assemblato da Donnigio e filmato da Paola "jersey girl":

 

Infine il fuoriprogramma finale, all'esterno del Foollyk, sul muretto di Villa Paganini: a grande richiesta, davanti a un gruppetto di fan (cari amici di Donnigio e persone deliziose), Luis risfodera la chitarra e offre una "Due facce" (Two faces) di Bruce, nel cuore della notte, con coretti di Donnigio e parole scordate alla seconda strofa.
Ho idea di farlo a ogni concerto, magari con brani anche diversi: dopo si esce fuori e si continua a cantare. Sperando non ci arrivi una secchiata da chi dorme.

Grazie infinite a Donnigio e a Dario, due persone straordinarie che mi stanno dando moltissimo, sia umanamente che come supporto decisivo alle mie canzoni: sono un valore aggiunto incredibile, che spero mi possa portare lontano.

PS: ben due post a me dedicati, sia da Anto che dalla sua Jersey girl, in data 16 maggio 2008!!!
Ecco i link per leggere del loro splendido e genuino entusiasmo per Luis, Donny e Dario!
http://jerseydancergirl.splinder.com
http://antonellocacciotto.splinder.com

 

Luis alFOOLLYK (15-5-08)